Blog: http://diario_di_viaggio.ilcannocchiale.it

Barcellona - giorno 4


Appena alzati c’è la spiacevole notizia (anticipata dai lai che provengono dai nostri vicini di stanza di cui percepiamo anche i sussurri) che gli scarichi dei bagni sono intasati. Segnaliamo l’inconveniente alla reception, ma, dopo un tentativo infruttuoso, siamo invitati a cambiare camera, dalla 328 alla 338 … ci guadagniamo in scarichi funzionanti e dimensione dell’ambiente ma perdiamo non solo il balconcino sulla piazza, ma addirittura la finestra sostituita da una triste apertura che dà su una rampa interna di scale. Protesto, ma mi si dice che l’hotel è pieno. Tocca scegliere tra lo scarico e la finestra e, malgrado la mia nota claustrofobia, la scelta è obbligata. Annoto mentalmente zero babà per il Condestable.

Raggiungiamo Lorenzo a Terrassa con il metrò e andiamo con la sua macchina su fino al Tibidabo. Il nome (Haec omnia tibi dabo, si adorabis me) deriva dalla vista spettacolare su Barcellona, ma oggi c’è foschia e anche il mare sembra grigio: non sembra valer la pena venire a patti con il diavolo. La chiesa, eretta come espiazione della Settimana Tragica (1909, insurrezione popolare violentissima per non partire per la guerra in Marocco), è abbastanza brutta e fa tutt’uno con il parco giochi circostante.


Lorenzo ci porta in passeggiata intorno alla collina dove incontriamo giovani volontari che portano a correre i cani ospiti di un canile qui vicino. Ci manca molto Indi.


Poi l’appuntamento è a Can Cortes, trattoria di campagna dove Lorenzo ha prenotato una calzottada. Infatti questa è l’epoca dei calzotte, tipi di porri che Marta Giralt ci aveva già fatto assaggiare all’epoca del primo progetto Comenius. Per Lorenzo invece è la prima volta.


E’ una delle poche cose tipiche catalane, forse l’unica, in cui abbiamo più esperienza di lui.

Mangiamo bene, forse un po’ abbondante per noi frugali.


Il pomeriggio torniamo a Barcellona al Museo della Storia Catalana, un posto abbastanza divertente dove, come i bambini, facciamo le foto sul cavallo medioevale e con le armature da indossare. Tanto è Carnevale. Quando ormai è tardi ci accorgiamo che la parte più interessante è quella più vicina ai giorni nostri, al piano superiore.



Ma ormai siamo stanchi, fallisce pure l’ipotesi di un film in italiano e per stasera salutiamo Lorenzo. Noi ceneremo con un cappuccino all’angolo di piazza Università, prima di concludere la giornata nella nostra stanza cripta 338.

Domani, domenica è l'ultimo giorno: andremo a Sitges, sul mare e la sera sushi (meno peggio di quel che credevo.

Pubblicato il 21/2/2009 alle 21.6 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web